giovedì 9 maggio 2013

L'azienda come un'orchestra: dal solista al gruppo Intervento di Guido Muratore SCM per RUNU Ap. 2013

http://www.youtube.com/watch?v=fkWLMnCnMrQ&list=PLfUO0U5R6uxaFayzIkNsKMiizII7LVqYl


lunedì 15 aprile 2013

Un imprenditore sardo ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica

http://www.cadoinpiedi.it

Un imprenditore sardo ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. L'uomo ha raccontato il dramma della crisi, che l'ha costretto a licenziare dei dipendenti: il dolore immenso della decisione traspare dalle parole dell'uomo, che ha preferito rimanere anonimo spiegando, al quotidiano Cagliaripad, che "la scelta di restare anonimo non è casuale, il mio è un dramma reale e sono talmente vicino alle persone che soffrono con me, e le rispetto talmente tanto, che non mi permetterei mai di mettermi in prima linea come protagonista-eroe della mia lettera.

Alla gente piace leggere, partecipare e condividere queste cose, ma per me resta soltanto uno sfogo intimo e profondamente doloroso. Chiedo scusa se qualche lettore potrebbe vederci del marcio, ma sono convinto che la maggior parte delle persone capirà
". 

Presidente, mi scuso per l'assenza di caro, o gentile, o esimio, ma davvero non ne sento il bisogno. Le scrivo per passarle un'emozione che forse non ha mai provato e che probabilmente potrà trovare, se volesse accertarsene, anche tra le famiglie che portano i loro figli nello stesso asilo di suo nipote.

Avere una pietra in gola e non sapere come far uscire la voce. La consapevolezza che dopo le tue parole un mondo intero crollerà sulle spalle di un'altra persona e che da quel momento in poi sarà solo il destino a decidere per lei. Si deve fare è quello che pensi per convincerti che sia la cosa giusta pur sapendo che di giusto non c'è proprio niente. Dover eseguire una task che il tuo cuore, la tua testa, tutto te stesso non accettano nemmeno in minima parte. La consapevolezza di essere un mostro che rovina la vita di un'altra persona.

Ecco. Questo significa, caro Presidente, dover licenziare qualcuno. Un ragazzo che pochi mesi prima hai assunto a tempo indeterminato. Una giovane che nel mese di dicembre ti ha regalato un mazzo di fiori perché le avevi rinnovato il contratto. Persone con vite sulla schiena che non faranno più parte della tua quotidianità e che hai apprezzato davvero. Giovani che la crisi non risparmia fregandosene del merito e della serietà.

Ieri non ho dormito. E nemmeno avantieri. E nemmeno tutto il mese scorso. Ho pensato di lasciare tutto perché la responsabilità pesa quanto la voglia di andare in un nondove per un nonquando e non tornare mai più in mezzo a tutto questo fango. Ho licenziato delle persone. Persone che mi riterranno responsabile della loro rovina. E avranno ragione. Anche se non sanno che la loro rovina è la mia, il mio fallimento più grande. E anche se lo sapessero, giustamente, se la metterebbero nel culo la mia tristezza e i miei sensi di colpa, perché io, comunque vada, avrò il mio mese pagato. E non c'è un CHI che valga più di un altro. C'è solo una fottuta logica burocratica che impone di scegliere inesorabilmente l'ultimo della lista. L'ultimo assunto, a scalare dal basso.

E' un calendario maledetto. Una lista nera che col tempo va ad accorciarsi. Col sangue. Quello sputato da un collega che aveva programmato di sposarsi a fine anno e che ha una bimba in arrivo. Quello che una madre dovrà far succhiare dalle sue vene ai suoi figli per mantenerli.

Scelte non scelte. Drammi di tutti i giorni che devi vivere come un usuraio anche se la sera quando arrivi a casa vomiti dal disgusto. Questa è la crisi caro il mio Presidente, non quell'empasse identitaria nella quale ora Lei e i suoi amici di merende vi trovate ad affrontare con l'unico obiettivo di non perderci la faccia. Io la faccia ormai l'ho persa. L'ho dovuta vendere al mercato per riuscire a pagare gli affitti e le spese della mia azienda e per mantenerci dentro quei quattro cristi che la fanno andare avanti. Mangio veleno tutti i giorni e ingoio il disprezzo delle persone che ho messo in mezzo alla strada.

Io me lo prendo il mio destino e non posso farci nulla. Ma volevo raccontarglielo per farle capire cose che sulla sua pelle non dovrà vivere mai. E se la forza di una preghiera m'è rimasta, sappia, non la sprecherò per augurare a lei il dolore che porto con me tutti i giorni, ma per implorare almeno uno straccio di perdono a quei disgraziati che ho mandato a morire. Un imprenditore sardo. Poco imprenditore, molto sardo e molto disperato. 

venerdì 21 dicembre 2012

Un discorso "diverso"

Il Presidente dell'Uruguay Josè "Pepe" Mujica tocca i cuori con la sua semplice, inoppugnabile, coraggiosa verità. E' l'uomo che governa il mercato o il mercato che governa l'uomo? Un discorso che passerà alla storia.
Josè Mujica, noto come "il presidente più povero del mondo", ha attualmente 77 anni, vive nella sua casa modesta, devolve il 90% del suo stipendio in beneficenza. E' stato in carcere 14 anni come oppositore del regime.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=GgMby5_esXg

lunedì 15 ottobre 2012

Video Daniel Goleman: l’arte di saper gestire le emozioni

http://www.wobi.com/it/wbftv/daniel-goleman-l%E2%80%99arte-di-saper-gestire-le-emozioni?goback=%2Egde_2332524_member_175014787

da www.wobi.com

giovedì 23 agosto 2012

Preferisce dog-sister o donatore di idee? Il lavoro non manca...


di ALESSANDRO BERGONZONI www.Repubblica.it


Preferisce dog-sister o donatore di idee? Il lavoro non manca...
Buongiorno, sono il disoccupato 2.121: ci sono possibilità di lavoro?
Buongiorno. Si sieda. Sì, si è liberato un posto da Istantman.  
-  In cosa consiste?
"Collaudatore d'attimi": deve provare se l'istante è quello giusto, se serve per quello che accadrà dopo, per consentire agli eventi di capitare con sicurezza. 
-  C'è qualcos'altro?
C'è un posto da dog-sister.  -
Cioè? 
Deve fare la sorella di un cane.  -  Ma io sono un uomo. Il cane non credo se ne accorga. È facile: deve portarlo a spasso come farebbe sua sorella. Se no cerchiamo un "Compilatore di eccetera eccetera ": spesso nei libri o sui giornali si legge chessò "Eravamo io Paolo, Luigi, ecc. ecc.". 
-  E io cosa dovrei fare? 
Andare dall'autore e chiedere chi c'era insieme agli altri, poi mettere i nomi al posto dell'eccetera. È un lavoro nuovo.  
-  Mi rendo conto, non so se sono portato. Altrimenti, se lei, come vedo, è un po' più sedentario avrei questo: "Pedinatore di soprammobili". 
-  Ma non si muovono. Certo, ma se si muovono lei è il primo a saperlo, curioso no, e poi se lei è pigro questo è il suo lavoro. 
-  Io cerco qualcosa di più creativo e culturale, che mi faccia crescere. Perché non si mette in proprio e apre una "Scuola di immortalità?".  
-  Bello, mi spieghi meglio. 
Trova una sede, degli iscritti che siano interessati a non morire mai, e fa degli incontri.  
-  Tutto qui? Finché non muore nessuno, lei può dire di aver fondato una nuova scuola, un esercizio fondamentale di ricerca e di studio sulla fine e le sue casistiche.  
-  E se muore qualcuno? Chiude e cambia lavoro. 
-  Inquietante, mi stimola ma richiede delle risorse che non ho. Mi dica, lavori tipo "Assessore alla compassione"? Tutti occupati, c'è grande richiesta. C'era un posto di "Donatore di idee"...  
-  Bello! Perché donare solo sangue od organi? Se uno ha delle idee, perché non le può dare agli altri? Mi sembra anche molto utile e formativo. È già stato preso però... L'ultimo possibile è "Maggiordomo della pioggia": deve accompagnarla fin giù, poi la lascia al suo destino, irrigare la terra.  -  Potrei cominciare prima come "Maggiordomo della neve", va più piano. Ho trovato quello che fa per lei. Conducente per trasporti carichi emotivi, le va? Ma... lei sta piangendo... 
-  Accetto. 

giovedì 31 maggio 2012

Fare le cose bene -Servizio Pubblico puntata 31.05.12- Il mio bellissimo popolo emiliano-romagnolo

http://www.youtube.com/watch?v=-K7r3zmq2gI


Questa è l'occasione per i politici "di Roma" di fare le cose bene, ossia farle gestire a chi sa cosa c'è da fare e come....con l'obiettivo e visione di ricostruire per il bene della collettività locale e quindi nazionale....tenendo fuori la sterile burocrazia e la corruzione che uccide l'economia quanto un terremoto. Per una volta, sperando che sia l'inizio di un nuovo modo di governare, signori della politica fate le cose bene. Una "buona azione", state certi, vi tornerà indietro con immenso valore, perchè è su questo terreno scosso che si gioca la vostra chance di credibilità e soprattutto di essere umani. Senza umanità è difficile fare le cose bene. 


mercoledì 30 maggio 2012

Gentile Signor Terremoto....


Riporto le parole di Carlo Lucarelli che Marco Barbieri  ha condiviso. Ringrazio entrambi   http://www.youtube.com/watch?v=7hrCjI01cUU.

"Gentile Sig. Terremoto, c'è una cosa che non hai capito della mia terra, ora te la racconto:

Per chiamarci non basta una parola sola : Emilia Romagna, Emiliano Romagnoli, ce ne vogliono almeno due; 

e anche un trattino per unirle, e poi non bastano neanche quelle.
Perché siamo tante cose, tutte insieme e tutte diverse, un inverno continentale, 
con un freddo che ti ghiaccia il respiro, e una estate... tropicale che ti scioglie la testa, 
e a volte tutto insieme come diceva Pierpaolo Pasolini, capaci di avere un inverno con il sole e la neve, 
pianure che si perdono piatte all’orizzonte, e montagne fra le più alte d’italia, 
la terra e l’acqua che si fondono alle foci dei fiumi in un paesaggio che sembra di essere alla fine del mondo.
Città d’arte e distretti industriali, le spiagge delle riviere che pulsano sia di giorno che di notte, 
e spesso soltanto una strada o una ferrovia a separare tutto questo;
e noi le viviamo tutte queste cose, nello stesso momento, perché siamo gente che lavora a Bologna, 
dorme a Modena, e va a ballare a Rimini come diceva Pier Vittorio Tondelli, 
e tutto ci sembra comunque la stessa città che si chiama Emilia Romagna.
Siamo tante cose, tutte diverse e tutte insieme, per esempio siamo una regione nel cuore dell’Italia, 
quasi al centro dell’Italia, eppure siamo una regione di frontiera, 
siamo anche noi un trattino, una cerniera fra il nord e il sud, e se dal nord al sud vuoi andare e viceversa 
devi passare per forza da qui, dall’Emilia Romagna, 
e come tutti i posti di frontiera, qualcosa da, qualcosa prende a chi passa, 
e soprattutto a chi resta, 
ad esempio a chi è venuto qui per studiare a lavorare oppure a divertirsi e poi ha decido di rimanerci tutta la vita… 
in questa terra che non è soltanto un luogo, un posto fisico dove stare, ma è soprattutto un modo di fare e vedere le cose.
Perché ad esempio qui la terra prende forma e diventa vasi e piastrelle di ceramica, 
la campagna diventa prodotto, e anche la notte e il mare diventano divertimento, diventano industria, 
qui si va, veloci come le strade che attraversano la regione, così dritte che sembrano tirate con il righello.
E si fa per avere certo, anche per essere, ma si fa soprattutto per stare, per stare meglio, 
gli asili, le biblioteche, gli ospedali, le macchine e le moto più belle del mondo.
In nessun altro posto al mondo la gente parla così tanto a tavola di quello che mangia, 
lo racconta, ci litiga, l’aceto balsamico, il ripieno dei torellini, la cottura dei gnocchini fritti e della piadina 
e mica solo questo, sono più di 4000 le ricette depositate in emilia romagna; 
ecco la gente lo studia quello che mangia, perché ogni cosa, anche la più terrena, 
anche il cibo, anche il maiale diventa filosofia, ma non resta lassù per aria, poi la si mangia. 
se in tutti i posti del mondo i cervelli si incontrano e dialogano nei salotti, da noi invece lo si fa in cucina, 
perché siamo gente che parla, che discute, che litiga, gente che a stare zitta proprio non ci sa stare, 
allora ci mettiamo insieme per farci sentire, fondiamo associazioni, comitati, cooperative, consorzi, movimenti, 
per fare le cose insieme, spesso come un motore che batte a quattro tempi, con una testa che sogna cose fantastiche, però con le mani che davvero ci arrivano a fare quelle cose li, e quello che resta da fare va bene, diventa un altro sogno.
A Volte ci riusciamo a volte no, perché tante cose spesso vogliono dire tante contraddizioni. 
Che spesso non si fondono per niente, al contrario non ci stanno proprio, però convivono sempre.
Tante cose tutte diverse, tutte insieme, perché questa è una regione che per raccontarla un nome solo non basta.
Ora ti ho raccontato quello che siamo, non credere di farmi o farci paura con due giri di mazurca 
facendo ballare la nostra terra,
io questa terra l’amo e come mi ha detto una persona di Mirandola poche ore fa… questa è la mia casa e io non l’abbandonerò mai. 

[Marco Barbieri - San Giovanni in Persiceto]"